Scritto da: federicopalladini.it | 15 ottobre 2009

Acqualuna e il vigile sognatore, il mondo di Federico Palladini - di Fausta Dumano

 500_fede.jpg

Satyricon Caffè letterario, un cantiere in movimento di iniziative , un fermento in ebollizione. Sabato 3 gennaio, una folla oceanica trasversale. Si registra il tutto esaurito dello spazio vitale tanto da sentirsi protagonisti  del centro dell’universo. “L’Evento”è musicale. Incontro la “stampa borghese amica” , stavolta sono io a giocare in casa , a guidarlo nei meandri dei fili che hanno portato tantissimi giovani ma anche capelli brizzolati al Satyricon.  L’Avvocato cantautore , il cantautore avvocato Federico Palladini.

Prima dell’”evento” scambiamo quattro chiacchiere   con Paladini, un’intervista fuori dagli schemi canonici, basta digitare il suo nome su un motore di ricerca e il curriculum vitae è pronto.  La redattrice di AUT  vuole però raccontare quello che gli preme dentro l’anima , la musa ispiratrice da dove viene. Federico che conosco da quando ha varcato i primi palcoscenici di “Oltre l’Occidente”, nel laboratorio ex CAT mi propone “Ascoltami e raccontami come è nel tuo stile, raccontami nelle sensazioni ed emozioni che attraversano il tuo dentro, mentre il mio dentro cantautore esce fuori. Fuori e dentro due avverbi assordanti che stasera si fondono.

C’è una sola cosa che preme maggiormente Federico Paladini , niente paragoni con l’altro avvocato cantautore, come accade spesso nella mente di chi scrive di Palladini. Nella formazione di Palladini non c’è neanche l’ombra più lontana dell’altro avvocato cantautore Paolo Conte . Nel primo Paladini si sente l’eco di Capossela, poi è arrivata prepotentemente la figura di De Andrè . Oggi Federico Paladini è…… Federico Paladini.

In “religioso silenzio” in prima fila inseguo i protagonisti delle canzoni che attraversano sentieri impervi e mai scontati. Uomini e donne dalla vita zoppicante e sconclusionata  che cercano disperatamente di dare il significato alla loro presenza sulla terra. Personaggi che sembrano sfuggire alla vita, riparandosi nel sogno di un piacere addomesticato  con una cauta speranza , fino a quando accade qualcosa di inatteso e tutto viene messo in discussione da una verità più grande. Una voglia di farsi lupi e farsi amare. E così  Federico Palladini li prende  per mano alla riscoperta dell’unicità nel mondo con la dolore felicità della naturalezza. Nel percorso del disagio c’è un filo sottile che porta l’individuo a districarsi in quel groviglio, a riscattarsi e ad emanciparsi.

Acqualuna (notate l’incredibile fusione di due elementi femminili così è chiamata la donne del sud , una donna malata nell’anima che viene confusa  con una tarantola) ti porta dentro l’animo nascosto, come non farsi rapire dal “vigile sognatore” mentre siamo intrappolati in una società frenetica di caos automobilistico il vigile sognatore che pensa di essere un direttore d’orchestra  ci scava nel nostro dentro per tirarci fuori dal caos. Il dentro  e il fuori di Palladini si concretizza . In Notturno, invece attraverso il ballo di un tango c’è la metafora delle coppie. Una donna esperta e un principiante che riescono a creare un’unione  magica  tanto che la coppia sembra sospesa su un crinale di una cometa. E un pagina di un quotidiano che vola in un campo dorato di grano circondato dalla musica delle cicale ci informa che una coppia di sposi è sparita nel nulla. Il surrealismo scava dentro di noi, il sogno e la realtà si fondono mentre ci domandiamo se quella coppia smarrita nel nulla sia la coppia di sposi che nel campo dorato non si curava di lui. Il sogno e la realtà attraverso anche Regina del cielo che racconta la storia di un carcerato,  che sembra uscito dal  “Il vagabondo delle stelle” di Jack London. E se nei pezzi elettrici c’è l’eco di Battiato , le parole di Palladini “trasudano”di alta letteratura.

Come non sentire scorrere le pagine di libri, di tanta letteratura che si squadernano nel caffè letterario. Letteralmente parlando Palladini mi sembra un figlio di Mistretta, di Cristina Campo e anche di Marco Lodoli, con un tocco del violinista pazzo di Pessoa e “il potere dei sogni” di Sepulveda . E così circondata da una marea umana in movimento nel corpo trascinato dalla musica mi sento sopsesa tra realtà e sogno, tra ironia e lirismo, tra luoghi fantastici e marciapiedi, tra la fiaba e la denuncia sociale. E federico Palladini mi appare come un cantautore neorealista, un materialista illuminato e nello stesso tempo un sognatore . Un mix incredibile che sprigionava dentro di me quella miscela deflagrante di sensazioni ed emozioni che viene liberata quando incontro artisti dotati di una grande sensibilità culturale. E così mi lascio prendere per mano dalle parole di Palladini nella ricerca più segreta delle cose, delle presenze invisibili , dei pensieri inespressi di questi protagonsiti marginali, anime nude e dolenti, creative smarrite dal passo traballante accompagnate fini alla sbarra, alla frontiera estrema e da quella sbarra la forza di rialzarsi per cambiare il colore della vita. E’ nel crinale  di questo confine tra la deriva e la speranza l’abilità del Palladini- “Figo questo” è il tam tam  l’espressione che trasversalmente unisce le generazioni nell’ascoltare Palladini. Non ci rimane che ascoltare il CD pronto per marzo per continuare a porci domande invalicabili ascoltando.

P.S Caro Federico, se nell’ascolto mi sono distratta, se mi è sfuggito qualcosa, hai carta libera per integrare questo post. Io ho provato a raccontare “il Palladini” con le mie emoziono attraverso le parole, che sono purtroppo dei codici linguistici che non rendono sempre giustizia alle sensazioni. Non  mi resta che augurarti un lungo viaggio musicale con tutto l’affetto possibile.

http://www.satyriconfrosinone.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=52&Itemid=69

Lascia un commento

Il tuo commento:

Categorie:

Bad Behavior has blocked 102 access attempts in the last 7 days.

Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok